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Comune di Savignone

“Savignone, la perla dei monti”, così veniva definita Savignone nelle pagine pubblicitarie di Liguria Illustrata della seconda metà dell’Otto­cento e “Città giardino dalle villette elegantissi­me”, nell’edizione del 1927 della Guida Turisti­ca Landolina, ove non si mancava di precisare l’eminente posizione incantevole e l’imponente presenza di villeggianti d’élite durante la stagio­ne estiva. E ancora oggi, Savignone non ha perso la sua fisionomia di capitale turistica della valle, grazie alla sua posizione geografica di privilegio rispetto ad altri paesi di vallata. Il borgo fu costruito sulla gigantesca frana staccatasi in epoche remote dal Monte Pianetto, che spianò il territorio su cui sorse il primissimo nucleo del paese. Attualmente il territorio del Comune si divide in nove frazioni: Savignone Capoluogo, Gabbie, San Bartolomeo, Isorelle, Canalbolzone, Ponte, Montemaggio, Sorrivi e Vaccarezza. Le sue origini sono quindi particolarmente antiche, com’è testimoniato dal ritrovamento di materiale ceramico presso la frazione di Re-nesso, databile all’età del Bronzo Medio (XIV secolo a.C.) e da due tombe del IV secolo a.C., in località Camiaschetta, che presentano segni evidenti delle civiltà basso-ticinese di Golasec­ca e celtica di La Tène. A due passi dalla piazza del Capoluogo sono state rinvenute tracce di costruzioni in legno rettangolari, che appoggia­vano su fondazioni in pietra, con tetti ricoperti di paglia appartenenti quasi sicuramente ad un villaggio ligure-romano (certezza confermata da ritrovamenti di monete romane e di tombe di legionari dell’Urbe). Sempre nella medesima località, che reca tutt’oggi il toponimo di “Refun­dòu” ovvero “Rifondato”, sono stati notati, duran­te alcuni scavi edilizi degli anni ’70 (aperti e poi chiusi immediatamente), alcuni elementi che hanno lasciato intendere l’insediamento in loco di alcune tribù nomadi di barbari Vandali duran­te il loro cammino verso il saccheggio di Roma. Il periodo della decadenza dell’Impero Romano si saldò a Savignone col regno di Liutprando, che nel 725, secondo la tradizione, passò per il paese al seguito delle spoglie mortali di Sant’Agostino, provenienti dalla Sardegna, per essere trasferite poi a Pavia. Il corteo funebre fece sosta a Savi­gnone. Si racconta che, al momento di ripren­dere il cammino, le reliquie non si poterono smuovere. Fu allora che re Liutprando promise un terreno su cui erigere un monastero alle di­pendenze di San Pietro in Ciel D’Oro di Pavia. E a Savignone, nel luogo che la tradizione locale definisce col toponimo “San Salvatore”, sorse una cella monastica, successivamente dedicata al Santo protettore della famiglia Fieschi, mentre il cenobio e la piccola chiesa locale, sita nella zona prospiciente a quella attuale, vennero consacrati a San Pietro a memoria del miracolo avvenuto. Tra i fatti descritti e la costruzione del castello nel 1207 corre certo un periodo buio, ma a Savigno­ne, l’età barbarica e l’età feudale si andranno a ricongiungere proprio in quei ruderi austeri del Castello, ben visibili oggi sullo sperone di roccia che sovrasta il paese. Nel X e XI secolo, il territorio venne ad in­tegrarsi nella giurisdizione di ricche e potenti famiglie, a cui subentrarono negli anni i vescovi di Lodi e di Tortona, poi conferiti di autorità tem­porale da Ottone I. Verso la metà del XIII secolo, prima del 1252, i Fieschi, Conti di Lavagna e po­tentissima famiglia della Repubblica Genovese, acquisirono Savignone, o parte di esso, da un consortile di signori locali, in un periodo par­ticolarmente favorevole alla famiglia. Il primo dicembre 1495 l’imperatore Massimiliano I con­cesse a Gian Luigi Fieschi il Vecchio l’investitura sul Feudo, rinnovata poi, nel 1548, dall’imperato­re Carlo V a Ettore Fieschi Seniore. Si giunse alla divisione della giurisdizione tra i suoi due pronipoti Innocenzo e Girolamo Fieschi, in data 16 aprile 1678. I due fratelli, consignori contemporaneamente del Feudo di Savignone e di Croce Parissone, nonché compartecipi di Mongiardino, decisero di dividere le tre giurisdi­zioni “solamente per troncare le discordie che la possessione in comune faceva nascere”. L’atto fu rogato nel Palazzo di Savignone dal notaio Pier Giuseppe Tagliavacca e sancì l’assegnazione al conte Innocenzo Fieschi del Feudo della Croce e delle sue appartenenze, a Girolamo Fieschi del borgo e del Castello di Savignone, con le ville già appartenenti al feudo, mentre il feudo di Mon­giardino toccò in dote alla contessa Tomasina Spinola, loro madre. In seguito, il Conte Girolamo Fieschi comprò nel 1685 alcune porzioni feudali chiamate  Frassinello, Chiappe e Senarega.  Con questo acquisto il Feudo di Savignone assunse la configurazione territoriale, che mantenne per tutto il XVIII secolo, estendendosi sul territorio di 12 parrocchie. Proclamata, nel 1797, l’abolizio­ne dei feudi imperiali, Savignone fu aggregata al nuovo distretto dei Monti Liguri Occidentali ed Orientali. Il possesso dei beni patrimoniali e del Castello rimase però ai Fieschi, nella discen­denza di Agostino Innocenzo. Il 27 luglio 1827, quando morì, il Conte Padre lasciò quale unica erede, Carlotta Fieschi, che andò in sposa al ple­nipotenziario Nicolò Crosa di Vergagni. Centro termale notissimo negli anni della “belle époque” il paese divenne la meta preferita della borghesia genovese. Si svilupparono zone residenziali di eccellenza che mossero la debo­le economia agricola, fino allora unico sosteni­mento per gli abitanti del luogo, spesso costretti ad emigrare nelle Americhe, in Svizzera o in altri stati europei per sopravvivere. La Prima Guerra Mondiale contò molti caduti savignonesi mentre durante il ventennio fascista Savignone vide la costruzione delle due Colonie di Renesso e di Montemaggio, oggi cadute nel degrado più assoluto, ma in procinto di essere recuperate, almeno in parte, essendo rari esem­pi dell’architettura razionalista. Dalla visita del Duce per l’inaugurazione delle Colonie all’assas­sinio del Podestà, Gen. Parodi, si arrivò al fatidico 8 settembre 1943. Il paese pullulava di nazisti ma non si ha memoria di episodi di brutalità da par­te degli stessi con la popolazione locale. E quasi per fatalità una pagina della storia mondiale tran­sitò per Savignone: tutto il quartier generale del Comando Tedesco Nord Ovest aveva sede nelle ville più eleganti del Capoluogo e delle Gabbie (Romanengo, Costa, Gavotti ecc.) ed il Generale al Comando delle Forze armate tedesche, Gen. Meinhold, venne prelevato proprio a Savignone il 25 Aprile 1945, per essere poi trasportato a Villa Migone a Genova, nascosto in una ambulanza, per firmare la resa con il CLN. Gli anni ’60 furono mitici per Savignone. Cal­ciatori, Miss, artisti come Fabrizio de André, di­plomatici ed industriali movimentavano le estati savignonesi presso la Pro Loco. Ma la crisi degli anni ’70 fece invece scendere i livelli eccellenti del turismo, spostando il baricentro verso un nuovo turismo “povero” e di massa. Oggi Savignone, pur defraudato da alcuni interventi tipici degli anni del boom edilizio, si presenta ancora nel suo aspetto ridente, dove tranquillità e servizi ben si coniugano. Il Castello dei Fieschi, pur in rovina, ma in fase di recupero, esalta la superbia della rocca da cui si può godere di una veduta completa del paese. La Piazza del Capoluogo è un ango­lo soave guardato a vista dal sontuoso Palazzo Fieschi (XV secolo), dal Palazzo della Meridiana, dalla Parrocchiale di San Pietro, che contiene pregiati dipinti seicenteschi ed una statua lignea del Maragliano, e dal potente Palazzo Crosa di Vergagni, già Ospedale. Immancabile una visita al locale Museo degli Alpini. La frescura di alberi secolari e la leggerezza dell’acqua della fontana completano poi la cornice di un quadro già fin troppo ricco di suggestione. Il Ponte storico sul torrente Scrivia conduce al rettilineo commer­ciale e ad Isorelle dove si possono apprezzare esempi tipici di architettura industriale di fine Ottocento. Stupendo è il complesso della Birra, dove ancor oggi viene applicata l’arte dei mastri birrai di inizio Novecento per la fabbricazione ar­tigianale di fantasiose qualità di ottima birra. Il miele, le marmellate, gli sciroppi di rosa, il latte, le formaggette e gli altri prodotti case-ari, nonché la carne fresca nostrana, acquistabili direttamente dal produttore, rappresentano ancora un’occasione unica per sposare qualità e convenienza in tempi di crisi. Un tour in auto a “veder ville” può seguire a passeggiate suggestive nel verde, a piedi, a ca­vallo o in mountain bike, tra i percorsi più vari, sparsi da Savignone alla cima del Monte Maggio. A Savignone non mancano così le occasioni per fare sport. E a quelle già segnalate si possono aggiungere impianti di calcio in sintetico, campi da bocce coperti e scoperti, campi per pallavolo e beach volley, rampe di lancio per gli amanti del volo ed impianti canoistici di primo livello con annesse spiaggette per godersi il sole e la freschezza del torrente Scrivia. La riserva fauni­stica è ottima per la pesca mentre i boschi sono ricercati territori di caccia e ambiti parchi natu­rali per la raccolta di funghi porcini di eccellente qualità. MUSEO DEGLI ALPINI Il museo documenta la vita delle truppe alpine dalla loro fonda­zione ai giorni nostri. In tre sale sono conservati materiali fotografici, uniformi, distintivi, cimeli e cartoline. L’obiettivo è documentare, con la raccolta sistematica di materiali, la vita e le gesta degli Alpini. Particolare rilievo viene dato alle tradizioni alpine delle valli liguri. Il museo è stato inaugurato nel maggio 1998, nel 2004 sono state aperte nuove sale. Il Museo fa parte del Comitato Pro-Cengia Martini ed è parte attiva del Centro Studi dell’Associazione Nazionale Alpini. Indirizzo: Palazzo Comunale Via Alpino Angelo Caprile – Savignone (GE) Info: Tel: 010 936930 – 333.4799471 Ingresso gratuito – Apertura su prenotazione www.alpinigenova.org

Unione Comuni dello Scrivia
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